4 novembre 2020: per onorare e commemorare

di Ernesto Poggi, direttivo ANPI Rozzano.
Discorso di commemorazione per i caduti in occasione della cerimonia del 4 novembre 2020 a cui hanno presidiato i rappresentanti della polizia locale e delle Forze Armate, il sindaco G. Ferretti, la vice sindaco C. Perazzolo, gli Alpini del Gruppo Alpini di Rozzano e l’ANPI di Rozzano.

Il 4 novembre 1918 è la data dell’armistizio di Villa Giusti,  con cui vennero concesse all’Italia le cosiddette “terre irredenti”:Trento e Trieste. Si concluse così la Prima Guerra Mondiale ed anche, per gli storici, si portò a compimento la fase risorgimentale con il  completamento dell’unità nazionale. La Prima Guerra Mondiale è stata chiamata anche “La Grande Guerra”. L’aggettivo “grande”riguarda

non solo il coinvolgimento di molte nazioni nel conflitto, ma purtroppo, se ci pensiamo bene, anche la sofferenza di tantissimi soldati che in essa si sono sacrificati. La guerra di trincea fu purtroppo uno stillicidio di vite umane. I poveri fanti venivano 

non di rado mandati all’assalto  per conquistare (al prezzo di centinaia, migliaia di vittime) una cima, un esiguo territorio sassoso,

che magari il giorno dopo veniva riconquistato dal nemico e tutto ricominciava da capo. Quando si attaccava il nemico non si poteva tornare indietro, perché si rischiava l’immediata fucilazione.Lo stesso papa dell’epoca, Benedetto XV, si batté contro questo immane conflitto definendolo “un’inutile strage”,ma fu inascoltato.

L’ANPI è qui, alla cerimonia, con un fine preciso. Non è questo il luogo e il momento di parlare delle cause di questa guerra e delle sue conseguenze non certo esaltanti. E’ qui per ricordare le  Forze Armate pensando soprattutto al ruolo di parte di esse a fianco delle formazioni partigiane all’indomani dell’ 8 settembre 1943, e si pensi  in proposito al dramma che si consumò a Cefalonia. Ricordiamo anche il sacrificio di Salvo D’acquisto. Altrettanto importante è l’intervento delle Forze Armate nelle calamità naturali che avvengono nel nostro paese.

L’ANPI è comunque soprattutto qui per commemorare, onorare con molto rispetto e dolore tutti questi caduti e dispersi. Si trattava spesso di ragazzi poveri, senza istruzione, spesso contadini che lasciavano le loro famiglie e il loro contributo indispensabile nel lavoro dei campi per andare a combattere sulle montagne delle Alpi orientali sopportando sofferenze indicibili.

Onore quindi a tutti i caduti, dispersi, auspicando che il loro ricordo faccia riflettere tutti e soprattutto le nuove generazioni, sui disastri che sempre la guerra, ogni guerra, comporta. 

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