COMUNICAZIONI AI SOCI DALL’ A.N.P.I.

Caro socio, Cara socia, in questa pagina potrai sempre trovare aggiornate le iniziative e le comunicazioni che ti vengono rivolte dall’A.N.P.I. di Milano, dall’A.N.P.I. della Lombardia e dall’A.N.P.I. Nazionale.
Flavio di A.N.P.I. Rozzano

Comunicazione del 16 gennaio 2019

AnpiLibri
Casa della Memoria
via Federico Confalonieri 14, Milano – MM5 Isola

22 gennaio, ore 18,30

GIUSEPPE FILIPPETTA
L’estate che imparammo a sparareStoria partigiana della Costituzione

Feltrinelli, 2018

L’Autore ne discute con:

CARLO SMURAGLIA (Pres. emerito ANPI Naz.)   
La Resistenza è un pulviscolo di scelte individuali, di esistenze che insorgono facendosi sovrane, che accorrono ai fuochi e si mettono insieme per dare ordine e libertà alla vita in comune. Cosa rimane della Resistenza nella Costituzione italiana? L’esperienza delle bande partigiane, dei ragazzi che presero in mano il fucile per costruire un mondo nuovo nel vuoto di ogni sovranità statale. Alla svolta dell’8 settembre, gli italiani vedono abbandonata in strada una divisa che è unica, anche se ha gli stessi colori e la stessa foggia di quella che i militari che se ne disfano per tornare a casa nel caos della mancanza di ordini. È una divisa che ripete e incorpora tutte le divise dell’esercito italiano e che conferisce loro il senso e la forza della sovranità statale. È la divisa del “re-soldato”, che viene simbolicamente gettata sulla via Tiburtina dal finestrino della Fiat 2800 in precipitosa fuga verso l’Adriatico. Simbolicamente perché il re continua a indossarla anche a Brindisi, ma a quel punto non è più la stessa divisa: la divisa del re che fugge ha preso il posto di quella del re che combatte. La Resistenza è anche una guerra per la sovranità. Una guerra combattuta da ciascun partigiano per evitare che il vuoto di potere lasciato dall’8 settembre sia occupato dalla Germania nazista. Se si guarda all’eredità della Resistenza nella Costituzione solo attraverso le lenti dei grandi partiti, il rischio è di dimenticare l’esperienza costituente delle bande partigiane. La Costituzione repubblicana è il risultato di processi storici e giuridici che investono un arco di tempi più vasto di quello dell’Assemblea costituente e gli ordinamenti creati dalle bande partigiane: le zone libere e le repubbliche sono tutte esperienze dirette a creare un nuovo ordine costituzionale.

Giuseppe Filippetta è autore di numerosi saggi di storia, diritto costituzionale e storia del pensiero giuridico. Tra i più recenti segnaliamo I costituzionalisti e la Resistenza (2018).

23 gennaio, ore 19 – Giorno della Memoria 2020

GIORNO DELLA MEMORIA 2020
In collaborazione con il Conservatorio G. Verdi di Milano
CONCERTOENTARTETE MUSIK – MUSICA DEGENERATA

La musica che doveva essere eliminata era esemplificata dall’icona del saxofonista nero, con il cappello a cilindro, l’orecchino al lobo, i guanti bianchi e la stella di David. Tutto quello che di più orribile si potesse pensare, secondo i gerarchi nazisti. Oggi questi deliranti stereotipi tornano alla ribalta, e giova ricordare che a essere perseguitata è stata la grande musica del Novecento: Bartòk, Schoenberg, Hindemith, il Jazz, il Musical, la musica da film …
Lo Spazio della Memoria Musicale ci propone, per il GIORNO DELLA MEMORIA 2020, un programma di Entartete Musik che, partendo da Kurt Weill e dal Kabarett e passando per il Jazz e Gershwin, arriva alla fine del XX secolo con il Liberty Concert di Kurt Sonnenfeld.
In programma quindi la Rhapsody in blue di George Gershwin e il Liberty Concert di Kurt Sonnenfeld, alcune canzoni dalla Dreigroschen Oper di Weill e  un po’ di Jazz.
Kurt Sonnenfeld, milanese di adozione, i cui manoscritti sono conservati nella Biblioteca del Conservatorio, ha studiato a Milano nel 1938. Nelle sue composizioni il jazz è sempre sottotraccia; non c’è ombra di sperimentazione, ma le soluzioni timbriche e ritmiche non sono mai scontate.

Comunicazione del 12 gennaio del 2020 dall ANPI di Milano

Carissimi,

lunedì 20 gennaio alle ore 16,30 al Teatro alla Scala di Milano – Ridotto Toscanini, si terrà il concerto per il Giorno della Memoria, promosso da Anpi Scala e Anpi Provinciale di Milano.  Il concerto di quest’anno vuole ricordare il Porrajmos (il divoramento in lingua romanì), di cui fu vittima il popolo Rom, da parte dei nazisti, tra il 1943 e il 1945.  Settantasei anni fa, nella notte tra il 2 e il 3 agosto 1944, ad Auschwitz Birkenau furono sterminati dai nazisti 4.300 Rom e Sinti. I n tale data nel mondo, e in particolare ad Auschwitz,  di cui quest’anno ricorre il 75° anniversario della liberazione da parte dell’esercito sovietico, si commemora, con celebrazioni specifiche, il ricordo di quella spaventosa tragedia.

Roberto Cenati

Andra e Tatiana Bucci hanno sette e cinque anni quando una notte della primavera del 1944, denunciate da un milite fascista, vengono arrestate dai nazisti agli ordini di Franz Stangl. La famiglia Bucci è in casa: tutti vengono presi e rinchiusi in una minuscola cella alla Risiera di San Sabba a Trieste. Nel giro di una settimana sono deportate a Birkenau. Nonna Rosa non resiste nemmeno un giorno. Mamma Mira, invece, ce la fa. Riuscirà a vedere, ogni tanto, al buio, le sue bambine, rinchiuse nel blocco numero 1, il Kinderblock, quello dei piccoli. “ Ad Auschwitz – raccontano le sorelle Bucci – eravamo convinte che essere ebrei volesse dire vivere tra disagi, freddo, baracche, fumo di una ciminiera. Nelle furtive visite serali la mamma ci ripeteva ossessivamente di ricordarci i nostri nomi, di non cedere a quel numero tatuato sul braccio. E’ stata la sua voglia di vivere e il suo amore a salvarci e a farci riabbracciare, molto dopo. La morte era dappertutto a Birkenau. La vita era la morte.” Le sorelle Bucci sono tra le poche sopravvissute (50), a fronte dei 230 mila bambini assassinati nel campo di sterminio di Auschwitz Birkenau. Riescono a scampare la “selezione” per gli esperimenti dei criminali “medici” nazisti che uccideranno invece il cuginetto Segio De Simone. Ora la loro odissea è un film di Ruggero Gabbai e Marcello Pezzetti.

A 75 anni alla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz Birkenau deve rimanere viva la Memoria dei crimini del nazifascismo, in una fase caratterizzata dal riemergere di pulsioni razziste e di una pericolosa deriva antisemita.

Roberto Cenati

AnpiLibri
Casa della Memoria
via Federico Confalonieri 14, Milano – MM5 Isola

Mercoledì 15 gennaio 2020, ore 18

Siegmund Ginzberg

SINDROME 1933

Feltrinelli, 2019

L’Autore ne discute con

GIANCARLO BOSETTI, DAVID BIDUSSA e SILVIA ROGGIANILetture di Miriam CameriniIl passato risuona nel presente. Cosa hanno a che fare la Germania del 1933 e l’Italia di oggi? Un minaccioso déjà vu può aiutarci a capire dove stiamo andando e, forse, a non commettere gli stessi errori. Una campagna elettorale permanente, un partito che non è di destra né di sinistra ma “del popolo”, un improbabile contratto di governo, la voce grossa che mette a tacere i giornali, l’odio che penetra nel discorso pubblico, le accuse ai tecnici infidi, il debito, la gestione demagogica e irresponsabile delle finanze. Sono le analogie che minacciano il presente e rischiano di farlo somigliare pericolosamente a un passato che credevamo di esserci lasciati alle spalle. Quando Hitler nel 1933 divenne cancelliere del Reich, i cittadini tedeschi cominciarono a seguire incantati il pifferaio che li portava nel burrone.
Siegmund Ginzberg è nato a Istanbul; i nonni furono sudditi dell’impero ottomano. Giornalista, è stato una delle storiche firme dell’Unità, inviato in Europa, Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Corea del Nord e del Sud, Iran. Insieme a Sfogliature (2006) e a un’introduzione a Il paradiso a colori. Il libro della Genesi, illustrato da Marc Chagall, ha pubblicato Risse da stadio nella Bisanzio di Giustiniano (2008), «una sorta di zibaldone dove un giornalista colto e spiritoso legge le notizie di ieri con gli strumenti di oggi, e quelle di oggi con il sapere di ieri» (Giuseppe Conte) e il romanzo familiare Spie e zie (2015).
Giancarlo Bosettidirettore della rivista «Reset», fondata nel 1993 insieme a un gruppo di intellettuali social-liberali. Scrive per «la Repubblica». Insegna Giornalismo politico alla Sapienza.
David Bidussa, storico. Collabora al «Domenicale – Sole 24 Ore» e a http://www.glistatigenerali.com.
Silvia Roggiani, promotrice e animatrice del progetto “Bella ciao, Milano!”, da novembre 2018 è Segretaria metropolitana del Partito Democratico di Milano.    

Comunicazione del 9/1/2020 dall ANPI provinciale di Milano

Sono trascorsi quarant’anni da quel tragico 8 gennaio 1980.
I tre agenti di Polizia Antonio Cestari, Rocco Santoro e Michele Tatulli, in servizio presso il commissariato di Porta Ticinese della Questura di Milano, svolgono, la mattina dell’8 gennaio 1980, un compito di perlustrazione della parte sud della città con un’auto civetta ed in borghese.
Il traffico del mattino è intenso e l’auto dei tre poliziotti viene speronata, alle 8,15 in via Schievano, da una 128 bianca che in realtà li sta seguendo da un po’ di tempo.
I poliziotti pensano ad una casualità, ma è un attentato in piena regola: gli occupanti della 128 iniziano a sparare a raffica con armi automatiche.
Gli agenti non hanno possibilità di reazione e muoiono sul colpo riversi sui sedili. I terroristi riescono a fuggire.
L’attentato viene rivendicato dalle Brigate Rosse, Colonna Waler Alasia, motivandolo come benvenuto al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa appena giunto a Milano, per combattere le Brigate Rosse e l’eversione terroristica.
Il giorno successivo alla nomina del generale, il governo aveva adottato nuove norme antiterrorismo, che prevedevano, tra l’altro, speciali attenuanti per chi collaborava con la giustizia.
Fu grazie alla determinazione di uomini come il Generale Dalla Chiesa e alla mobilitazione delle Associazioni della Resistenza, dei sindacati, delle forze politiche, dei cittadini, che il terrorismo eversivo che minacciava la nostra libertà
e le basi della nostra stessa democrazia fu sconfitto.

Roberto Cenati