La stanchezza della xenofobia

Matilde di ANPI di Rozzano

Vi travestite da adulti che insegnano ai figli a non indicare le persone, “è un brutto gesto, non si fa”, però poi siete i primi a puntare il dito contro chi vi fa più comodo.

Vi mascherate, vi nascondete dietro tutto quello che non siete, inconsci del fatto che postare su Facebook una frase etica di un qualche filosofo che nemmeno voi conoscete non vi salverà.

Nel momento di pericolo o di disagio, la paura viene a prendere ciascuno di noi e mostra agli altri il nostro vero essere, che ci piaccia o no.

Se avete quindi vissuto una vita pirandelliana fino ad adesso, non mi stupirebbe che il virus e l’angoscia di questo periodo siano stati per voi un pretesto per dare liberamente voce al vostro lato immorale; perché c’è sempre stato, ma ora avete un motivo più ‘valido’ per condividerlo.

Siate perciò pronti a spiegare ai vostri figli perché avete puntato il dito contro quelle persone e come mai credete che prendervela con un’intera popolazione, senza fare distinzioni, sia corretto. Suppongo non sia un argomento facile da affrontare, soprattutto se molti di voi non sono riusciti a dire la verità neanche a loro stessi.

Ma chi è veramente xenofobo? Mi sembra giusto fornirvi degli esempi concreti, che purtroppo ho visto o sentito personalmente negli scorsi giorni: 

Se quando è scoppiata questa emergenza avete vietato l’ingresso ai cinesi nel vostro negozio, siete xenofobi e anche un po’ ignoranti.

Se dopo anni avete smesso di frequentare il ristorante sotto casa vostra solo perché cinese, siete xenofobi.

Se avete detto a vostra figlia di stare lontana dalla sua compagna di classe solo perché orientale (che poi è cinese? Coreana? Vietnamita? Ve lo siete almeno chiesti?) siete xenofobi e superficiali.

Ma soprattutto se avete scaricato la vostra rabbia, il vostro timore e i vostri pregiudizi su il primo cinese incontrato per strada, la xenofobia è forse l’unica cosa in voi a non avere confini.

Vi serva sapere che questa non è solo la “paura di ciò che proviene da oltre i confini”: è anche l’arroganza di pensare di essere sempre nel giusto, è l’idea di essere noi quelli che ogni volta perdono qualcosa, è la superficialità di non chiedervi cosa stiano passando gli altri.

Io, però, una semplice studentessa di sedici anni, sono stanca di sentirvi dire che il mondo è ormai tutto collegato, se poi fate di tutto pur di distruggere quei ponti che ci avvicinano.

Non ho più intenzione di restare a guardare mentre vi arrabbiate con chi non ha veramente colpa, e di certo non starò in silenzio.

Posso comprendere che sia una situazione difficile, che aggredire sia più facile che essere empatici, però sicuramente se alzate le mani per ferire qualcun altro, non potete aspettarvi che ne derivi qualcosa di positivo.

Perché, mentre noi cerchiamo le parole per ferire il prossimo, molte delle popolazioni da noi discriminate ci mostrano come ci dovremmo comportare.

La Cina ha mostrato il proprio supporto fin dall’inizio: già dai primi di marzo aveva preparato da mandare in Italia un carico di 2.600 paia di occhiali protettivi,  2 milioni di mascherine, 20 mila tute protettive, 50 mila tamponi per i test e mille ventilatori polmonari; sicuramente sono degni di nota i 9 medici, che dopo aver vissuto e affrontato l’inferno del virus nelle loro città sono venuti ad aiutare noi capendo che nelle emergenze, oserei dire di qualsiasi genere, non ci siano confini;

le loro donazioni però non si fermano: sono arrivati e stanno arrivando tonnellate di materiale sanitario e kit essenziali in questi momenti.

In Nigeria abbiamo portato noi il prima caso di covid-19, ma tutte le cariche politiche, finché è stato loro possibile, hanno omesso di dire che fosse italiano, solo per evitare che si andassero a creare disagi contro una popolazione in particolare.

Se la situazione fosse stata inversa, credete che avremmo fatto lo stesso? Io no.

Recentemente la comunità etiope a Milano si è unita per “dare un segno concreto della nostra solidarietà”, donando alla Croce Rossa molti beni di prima necessità: un loro gesto per mostrare la loro vicinanza e per ringraziare i soccorritori che prima “avevano salvato loro dai mari”.

A Napoli invece la comunità cinese ha deciso di regalare ai passanti delle mascherine, che ormai sono introvabili se non a prezzi particolarmente esagerati: ogni pacchetto regalato conteneva cinque mascherine, una preghiera e una grande scritta ‘ forza Italia!’.

Migliaia di mascherine arrivano anche dal Sud Africa, dall’Egitto, dall’India e da tantissimi altri paesi che negli anni sono stati oggetto di nostre ingiustificate discriminazioni, di nostre superficialità e ingiustizie.

Perciò la prossima volta che crederete sia giusto lanciare parole d’odio contro persone che si sono dimostrate vicine a noi anche nelle circostanze peggiori, pensateci su due, tre o anche quattro volte: pensate che i popoli più mal giudicati da noi, che molti considerano incivili e sostengono siano la principale causa della nostra crisi, ci hanno ricordato l’esistenza di un’ humanitas che era svanita da tempo.

Parlate di amore al tempo del corona, parlate dei vostri diari di quarantena, ma avete mai discusso della xenofobia che ci circonda? Direi che ora è il momento adatto.

Guardatevi allo specchio e chiedetevi chi vogliate essere veramente: portatori di odio inutile o difensori di quella poca e rara morale che è rimasta nelle nostre città?

Io personalmente sostengo che la xenofobia sia un bagaglio pesante da portarsi dietro e 

che sia stancante assisterle ogni giorno, quindi perché non toglierci questo peso dalle spalle?

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