28 maggio 1974: strage fascista in piazza della Loggia a Brescia

di Roberto Cenati, presidente ANPI provinciale di Milano

Piove la mattina del 28 maggio 1974 quando, alle ore 10 e 12, un boato lacera il cielo grigio in Piazza della Loggia a Brescia. Una bomba con 700 grammi di esplosivo, nascosta in un cestino dei rifiuti, esplode durante la manifestazione antifascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista per rispondere allo stillicidio di attentati neofascisti avvenuti in città nei primi mesi di quell’anno. La terribile esplosione provoca 8 morti e 102 feriti. Dopo 43 anni, il 20 giugno 2017, la Corte di Cassazione rende finalmente giustizia alle vittime di quella orribile strage, confermando la sentenza della Corte d’Appello di Milano che nel 2015 aveva comminato l’ergastolo a Carlo Maria Maggi, ex capo del movimento neofascista Ordine Nuovo e a Maurizio Tramonte, informatore dei servizi segreti. La condanna di Carlo Maria Maggi ha un valore storico: è la prima volta che un leader riconosciuto dell’eversione nera (era il capo della sezione veneta di Ordine Nuovo) viene condannato per strage. La condanna di Maurizio Tramonte, catturato in Portogallo all’indomani della sentenza della Cassazione, ha una valenza altrettanto simbolica, per il ruolo da lui svolto nei servizi segreti. L’attentato neofascista di piazza della Loggia rientra nella strategia della tensione iniziata con la strage di piazza Fontana e si inserisce in un contesto di spinte eversive accomunate dall’obiettivo di ostacolare l’avanzata di forze innovative sia in ambito politico che sociale. Un ruolo da protagonisti è stato svolto, nel terribile periodo tra il 1969 e il 1980, non solo dai terroristi neri ma, come si legge nella motivazione della sentenza del 22 luglio 2015 della Corte d’Appello di Milano“da un coacervo di forze individuabili ormai con certezza in una parte non irrilevante degli apparati di sicurezza dello Stato, nelle centrali occulte di potere, che prima hanno incoraggiato e supportato lo sviluppo dei progetti eversivi della destra estrema e poi hanno sviato l’intervento della magistratura rendendo di fatto impossibile la ricostruzione dell’intera rete di responsabilità.” L’ importante verdetto della Corte di Cassazione che conferma anche sul piano giudiziario e non solo su quello storico la matrice neofascista della strategia della tensione è stato raggiunto grazie alla instancabile opera degli avvocati di parte civile, dei magistrati impegnati nelle indagini, e di Manlio Milani, inesauribile motore dell’Associazione familiari delle vittime di piazza della Loggia.

Le biografie delle 8 vittime della strage di Brescia:

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